
Due parole su di me
Ho iniziato a praticare shiatsu nel 1996. Il mio primo contatto con la Scuola Zen di Shiatsu lo ebbi l’anno prima, dove partecipai ad una giornata di laboratorio energetico.
Ancora adesso ho ben impressa la sensazione che mi lasciò quell’evento, mentre ricordo veramente poco il dispiegarsi della giornata.
Tutto il lavoro energetico andò dritto agli strati più profondi del mio essere.
In quel periodo frequentavo gli incontri più disparati di pratiche meditative - energetiche, vagliando le diverse proposte e le diverse pratiche, senza trovare mai qualcosa mi risuonasse dentro come appartenente a me e quindi riconoscibile dal mio essere interiore.
L’inizio di un qualsiasi percorso importante, per me, corrisponde ad una vibrazione; che sia una vibrazione muta o sonora è un movimento sottile ma preciso. E’ un dialogo prettamente interiore, con un suo alfabeto che niente a che vedere con il razionale.
Avrei scoperto più tardi che potevo tradurre tutto questo con la parola KI, con tutte le sue sfumature.
Sicuramente in quel periodo avevo spinte molto forti nel concretizzare un’espressività, dovevo fare qualcosa, mi sentivo in grande movimento…. Cambiai la macchina, mi iscrissi ad un corso di chitarra elettrica, un corso di canto e ... un corso di Zen Shiatsu.
Mentre per i primi due corsi mi era molto chiara la ragione dell’iscrizione, per il terzo non avevo alcuna spiegazione della scelta. Mi accorsi dopo mesi, sollecitata da domande esterne, di non avere una risposta al perché mi fossi iscritta al corso di Zen Shiatsu.
Il fatto di non avere una risposta significava non avere una domanda, per cui anche la mia scelta, sin dall’inizio, non partiva da aspetti razionali.
Questo atteggiamento iniziale lo conservai per lungo tempo, nel senso che proseguii nei livelli stando semplicemente “dentro la pratica”; anche nel rapporto con gli aspetti tecnici, non facevo mai domande, facevo e basta.
Ad anni di distanza ricordo ancora adesso, la prima volta che ho sentito una vibrazione lungo il meridiano, dove l’ho sentita, con chi stavo praticando, dov’eravamo nella sala con il futon.
L’emozione del sentire la vibrazione di un meridiano porta dritti all’essenza della vita, porta chi pratica, attraverso il suo silenzio ad andare dritto al pulsare dell’esistenza.
Questo ascolto profondo cambia le relazioni; nel momento in cui due persone praticano ed ascoltano, annullano le sovrastrutture sociali e personali: non ci sono più leader, impiegati, operai nessun linguaggio personale, nessun giudizio, solo due esseri in profondo contatto interiore.
Credo che sia proprio questo l’aspetto rivoluzionario che lo Zen Shiatsu contenga di per sé come valore: andare al centro della persona.
Andare al cuore della persona significa per chi riceve, la possibilità di essere “ascoltato” per chi pratica, avere una possibilità di accorgersi del “sovrappiù” che ci accompagna nella vita….
Tutto ciò può rimanere solo una bella riflessione o portare al cambiamento.
Vivere un cambiamento nel praticare una “tecnica” può trasformarsi in “percorrere una via” e compiere il proprio cammino.
Ps: non sono mai riuscita a imparare a suonare alcun tipo di chitarra, e cantare… sì canto spesso!